KARATE

27 NOV

AMORE,CUORE,PASSIONE,RICERCA, TRADIZIONE,EVOLUZIONE

C S K W: CENTRO STUDI KARATE WADORYU

BIOENERGIA:

perchè nella pratica delle arti marziali così come nella vita di tutti i giorni ogni essere umano trasforma energia per compiere tutte le sue funzioni fisiologiche. L'aspetto fisico e quello energetico sono come due facce della stessa medaglia.

Allenarsi nell'arte marziale significa quindi comprendere come impiegare e sfruttare al meglio le nostre risorse energetiche, come sviluppare e mantenere un livello di energia ottimale che ci permetta di muoverci concentrati e rilassati, in armonia con la natura, per vivere in condizioni ottimali di benessere fisico mentale spirituale ed emozionale.
La pratica prevede l'analisi e studio delle tecniche e dei movimenti nel rispetto dei principi insegnati in medicina tradizionale cinese, nel ki kung, nel tai chi chuan e nel rispetto del fluire dell'energia nei meridiani (utilizzati ad es: in agopuntura, shiatsu, kinesiologia applicata).
Nella pratica del Wado ryu karate do, che è strutturata sul principio di una breve e massimale contrazione muscolare, immediatamente seguita da totale decontrazione, è di fondamentale importanza eliminare la tensioni e contrazioni inutili, (mudana chikara), evitare movimenti inutili, (mudana dosa), ed evitare accuratamente di eseguire tecniche scorrette, (mudana waza).
Per riuscire ad ottenere questi obbiettivi è importante mediante l'allenamento comprendere quali muscoli utilizzare ed in quale ordine per poter eseguire la tecnica corretta, evitare inutili sprechi di energia, migliorare il controllo motorio e percepire la differenza fra contratto e rilassato.
Limitazioni della mobilità articolare, contratture muscolari, stanchezza generale dolori localizzati o diffusi sono dei classici esempi di blocchi energetici che riducono l'elasticità muscolare ed impediscono un movimento libero ed armonico.
Solo in condizioni di rilassamento l'energia puo' fluire e scorrere liberamente.
L'associazione accademia wado-ryu karate-do con sede sociale a Concordia Sagittaria e sedi operative anche nei comuni di San Stino di Livenza, Ronchis, (Udine) Torre di Mosto e a Ramuscello (PN) si occupa dello studio pratica e diffusione delle arti marziali conosciute con la denominazione di wado-ryu karate-do nel rispetto dei principi e regole trasmesse dai maestri giapponesi che diffondono la disciplina secondo gli insegnamenti del maestro Ohtsuka Hironori I° fondatore della scuola.


ALTRI MAESTRI

06 OTT

rinaldo silvano

Istruttore Rinaldo Silvano

Silvano Rinaldo è nato a Palazzolo dello Stella –UD-
il 21 marzo 1965. Inizia la pratica del karate wado-ryu nel 1988
con il maestro Talon nel dojo di Latisana (UD).
Primo dan nel 1994, sostiene l'esame di allenatore nel 1996
e nello stesso anno ottiene il riconoscimento del I° dan
International Wado-ryu karate-do Academy direttamente
dal maestro Shiomitsu.
Nel 1997inizia l'attività di insegnamento presso il dojo di
Latisana, 2° dan nel 1998, viene promosso 3° dan nel 2002,
e consegue la qualifica di istruttore nel 2006.
Per la passione e serietà dimostrate in quasi vent'anni di pratica e studio della disciplina di cui dieci di insegnamento, nel 2007 gli viene riconosciuto dal maestro Shiomitsu il 3° dan International Wado-ryu karate-do Academy.

Il 5 ottobre 2015 a Roseto degli Abruzzi durante lo stage nazionale Fik sostiene con esito positivo l'esame per il IV° dan

Sposato con Cristina, padre di Elisa, e Mattia è istruttore responsabile del dojo di Ronchis, in seguito al trasferimento da Latisana nel 1998.


serafin franco

Istruttore Serafin Franco

Franco Serafin nato a Motta di Liv. –VE-
il 24 dicembre 1957.Inizia la pratica del karate wado-ryu con il maestro Talon presso il dojo di Concordia Sagittaria nel 1991.
Primo dan nel 1996, sostiene in seguito anche
l'esame con il maestro Shiomitsu ottenendo il riconoscimento International Wado-ryu karate do Academy.
Promosso 2° dan nel 2002, collabora nell'attività di insegnamento nei vari corsi della scuola.
Istruttore nel 2006, ricopre la carica di presidente di tutta l'associazione dal 1995 svolgendo con ordine e competenza disponibilità e cortesia la sua mansione di dirigente, collaborando costantemente con la commissione tecnica e la segreteria. Gli viene riconosciuto nel 2007 dal maestro Shiomitsu
il 2° dan International Wadoryu karatedo Academy
Sposato con Licia si occupa dell'organizzazione del
lavoro in uno studio commercialististico.


Riva Bruno

Istruttore Riva Bruno

Bruno Riva nato a S. Vito al Tagliaento –PN-
il 12 aprile 1967. Nel 1989 inizia la pratica del
karate shitoryu. Dopo alcuni anni passa alla pratica del wado-ryu .Diventa 1° dan wado-ryu nel 2003 ed ottiene il 2° dan e la qualifica di istruttore nel 2006. A ottobre 2011 ottiene il 3°dan Dopo lunga esperienza di pratica come agonista ed insegnante in altre scuole entra nell'associazione nel 2005 assieme al figlio Rudy.

Nel 2007 inizia a collaborare nell'attività di insegnamento
con il maestro Talon presso il dojo di San Stino di Livenza e nel corso agonisti.

Il 5 ottobre 2015 a Roseto degli Abruzzi in occasione dello stage nazionale Fik sostiene con esito positivo l'esame di IV° dan.

Sposato con Ivana, padre di Rudy cintura marrone, e Sonia si impegna con costanza e dedizione insieme al figlio nella pratica.

Istruttore De Bortoli Antonella

Istruttore De Bortoli Antonella
Antonella De Bortoli nata a Concordia Sagittaria
il 5 febbraio 1963. Inizia la pratica del karate wado-ryu
con il maestro Talon nel dojo di Concordia Sagittaria nel 1986.
Primo dan nel 1992, sostiene l'esame di allenatore nel 1993,
diventa 2° dan nel 2002 ed istruttore nel 2006.A ottobre 2011 ottieni il 3°dan.
Istruttore con il maestro Talon del dojo di Concordia Sag. e dei corsi di ginnastica orientale (Concordia Sagittaria).

Recentemente gli viene riconosciuto dal maestro Shiomitsu il 2° dan International Wadoryu karatedo Academy

A ottobre 2011 sostiene l'esame di III° dan a Montesivano
A ottobre 2015 in occasione dell'8 stage nazionale Fik svoltosi a Roseto degli Abruzzi sostiene e supera con esito positivo l'esame di IV° dan

Si occupa di tutte le attività di segreteria dell' associazione dal 1988, coordinando le richieste, e le esigenze delle segreterie delle varie sedi.

Sposata con il maestro Tiziano, madre di Edoardo cintura nera II^ dan ed Enrico cintura nera II^dan, lavora come erborista ed operatore shiatsu nel centro che gestisce insieme al marito, e costituisce il punto
di riferimento per la logistica di tutta l'associazione.


allenatore silvia

Allenatore Da Rold Silvia
Nata a Portogruaro il 11 ottobre 1984
Avviata dal padre karateka comincia la pratica del karate nell'ottobre del 1993 presso l'Accademia Wado-Ryu nel dojo di Concordia sag. del M^.Talon Tiziano.
Diventa I^ dan il 24.06.2000 e l'08.06.2002 consegue il II^ dan.
Nel corso degli anni ha partecipato a numerose manifestazioni agonistiche di varie federazioni e associazioni conseguendo discreti piazzamenti. Dopo varie selezioni è entrata a far parte della nazionale WIKF del M°. Suzuki sia come atleta di kata che di kumite, presente ai Campionati Europei di Parigi a ottobre 2007.

Per approfondire le conoscenze del karate Wado-Ryu e non solo, arricchendo così il proprio percorso, ha partecipato a stage periodici sostenuti dai Maestri

H.Ohtuka II^, M. Shiomitsu, Y. Toyama, T. Suzuki, H. Fukazawa, K. Shibamori, S.J. Nekoofar,   K. Funakoshi figlio del Maestro Kenneth Funakoshi, D. Boffelli, Lorenzo e Andrea Calzola e Stefano Colussi.

Il 30 ottobre 2011 ottiene il III^ dan e a ottobre 2012 sostiene l'esame per la qualifica di allenatore.

Attualmente vive a Teglio Veneto con la famiglia e da dieci anni lavora come impiegata contabile presso uno studio commercialista.

GLOSSARIO

03 GIU

Il karate è giapponese e pertanto si esprime nella lingua di quel Paese per ciò che riguarda le tecniche, i simboli, gli appellativi tipici dell'arte marziale.
Il presente non è un vocabolario ma un semplice aiuto. Un glossario delle parole, dei nomi più usati nell'arte marziale del Karate do Wado Ryu.

GLOSSARIO ESSENZIALE

A

AGE UKE
Parata alta.
AGE ZUKI

Pugno diritto che sale dal basso verso l'alto. La direzione e' la stessa dell'OI-ZUKI ma all'ultimo sale a colpire con SEIKEN.
AI (HAI)

AIUCHI
"Tecnica a punto completata simultaneamente da entrambi i combattenti"
Non viene assegnato alcun punteggio a nessuno dei due atleti. L'arbitro si porta i pugni l'uno contro l'altro di fronte al busto.
AKA

Rosso

AKA (SHIRO) NO KACHI
"Rosso (Bianco) Vince!"
L'arbitro alza il braccio obliquamente dalla parte del vincente.

AKA (SHIRO) IPPON
"Rosso (Bianco) segna Ippon."
L'arbitro alza il braccio obliquamente dalla parte del vincente. (come in NO KACHI).
ASHI

Parte inferiore del corpo (piede e gamba)
ASHI BARAI
Tecnica di sbilanciamento e proiezione dell'avversario eseguita con il piede.
ASHI WAZA

Nome usato per tutte le tecniche di gamba e piede.
ATEMI WAZA
Tecnica di percossa. Normalmente usata insieme a tecniche di proiezione.
ATENAI YONI


"Richiamo senza penalita"
Questo richiamo viene utilizzato per infrazioni minori (solo per la prima). L'arbitro mostra un pugno coperto dall'altra mano all'altezza del busto nella direzione del contendente che ha commesso l'infrazione.
ATOSHI BARAKU

"Ancora 30 secondi"
Durante la gara un segnale acustico viene attivato dal cronometrista 30 secondi prima della fine del tempo.
ATTATE IRU
"Contatto"
AWASE

Unione. Dal verbo "Awaseru" unire, congiungere.
AWASE UKE
Parata a mani unite.
AWASE ZUKI

Doppio pugno a "U" piccola.
AYUMI DACHI
Posizione naturale con il peso al centro.
AYUMI ASHI


CAMBIARE PASSO AVANZANDO O INDIETREGGIANDO





B

BO
(1) Bastone usato come arma (lungo circa 180 cm), "Bokken" spada di legno.
(2) Albero

BOGYO ROKU KYODO
Movimento a sei difese. Movimento base del Karate-Do Ryobu-Kai. Usa gli antichi nomi di tecniche come AGE TE, HARAI TE (piuttosto che GEDAN BARAI), SOTO YOKO TE, UCHI YOKO TE, SHUTO TE, e SUKUI TE.
BOKU (KITA)
Nord. Contrario NAN o MINAMI
BUDO

Via dell'arte marziale.
Tale termine è composto da due ideogrammi "BU" e "DO".
Il carattere giapponese "BU" (che viene comunemente tradotto con il termine "marziale") deriva dalla composizione di due caratteri che significano "fermare" e "alabarda/lancia". Da ciò si desume che il significato originario era "fermare la lancia".

E' in tale significato originario che il Karate affonda le proprie radici infatti per colui che pratica l'arte la via migliore per prevenire la violenza e' quella di coltivare il carattere individuale. In ultima analisi la via (DO) del Karate e' quindi equivalente alla via del BU, intesa nel senso di prevenire o evitare, il più possibile, la violenza.
BUNKAI

"Applicazione"
Lo studio dell'applicazione delle tecniche di un KATA.
BUNKAI OYO
Applicazione di un kata senza rispettarne rigidamente la sequenza.
BUSHIDO


"Via del guerriero".
Con questo termine si indica l'insieme delle regole che codificavano il comportamento osservato dai Samurai

C

CHIKAI (KIN)
Vicino. Contrario EN o TOI
CHU
Medio
CHUDAN

Area media del corpo (indicativamente dalla gola allo sterno). Durante la pratica del KIHON IPPON KUMITE (combattimento base dichiarato ad una tecnica per volta), l'attaccante annuncia preventivamente a quale altezza sara' portata la tecnica:
JODAN, CHUDAN, o GEDAN (Alta, Media, o bassa).
CHUDAN ZUKI
Pugno tirato ad altezza media del corpo dell'avversario.
CHUI
"Attenzione! "







D

DAN
Grado o livello.
Utilizzato per indicare il livello di conoscenza per le cinture Nere.
I gradi al di sotto della Cintura Nera sono chiamati KYU.
DO

Via, percorso, cammino.
Il carattere giapponese "DO" e' lo stesso carattere cinese utilizzato per il Tao ("Taoismo").
In generale indica la ricerca della "Via" per il raggiungimento della perfezione; nel caso specifico, si intende il percorso di vita teso al raggiungimento della perfezione dell'individuo attraverso la pratica dell'arte ed il rispetto dei suoi principi. Nel Karate indica la "Via" per migliorare il carattere di ciascuno attraverso l'allenamento.
DOJO

Letteralmente "Luogo della via" o "Luogo dell'illuminazione.
Indica il luogo dove si pratica il Karate. L'etichetta tradizionale prescrive che ci si inchini verso il lato designato come fronte del Dojo (detto SHOMEN) ogni volta che si entra o si esce dal Dojo (vedere etichetta del Dojo).

DOJO-KUN
"Regole del DOJO" vedere il capitolo sull'etichetta.
DOMO ARIGATO GOZAIMASHITA
"Molte grazie".
L'etichetta prevede che alla fine di ogni lezione si faccia l'inchino all'istruttore ed ai compagni con cui ci si é allenati ringraziandoli (non obbligatoriamente) con questa forma.

E

EKKU
Remo di legno usato dagli abitanti di Okinawa come arma improvvisata.
EMBUSEN
Tracciato ideale da seguire durante lo svolgimento di un kata.

EMPI
(1) Gomito (HIJI).
(2) Kata superiore "Volo di rondine ".
EMPI UCHI (HIJI-ATE)
Percossa con il gomito (anche chiamata HIJI-ATE)
EN (TOI)
Lontano. Contrario KIN o CHIKAI (vicino)
ENCHO-SEN
"Estensione"
Proseguimento della gara oltre il termine previsto, l'arbitro riapre l'incontro con il comando "SHOBU HAJIME".
ENSHO (KAKATO)
Tallone.

F


FUDO DACHI
Posizione solida.
Con queto termine si indica una posizione stabile adottata normalmente per il combattimento. E' normalmente un ZENKUTSU-DACHI piu' corto.
FUJUBUN
"Potenza della tecnica non sufficiente "
FUKUSHIN SHUGO
"Conferenza dei giudici"
FUMIKOMI
Calcio a pressione, solitamente diretto contro il ginocchio, la tibia o sul collo del piede.

G

GANKAKU DACHI
Posizione dell'airone, chiamata anche TSURU ASHI DACHI o SAGI ASHI DACHI.
GASSHUKUA
Allenamento speciale.
GE
Basso
GEDAN
Zona bassa del corpo.

Durante la pratica del KIHON IPPON KUMITE (combattimento base dichiarato ad una tecnica per volta), l'attaccante annuncia prima di eseguire la tecnica a che altezza sara' portata : JODAN, CHUDAN, o GEDAN (Alta, Media, o bassa).
GEDAN BARAI
Parata bassa.

Il pugno del braccio che para viene caricato all'altezza dell'orecchio opposto, successivamente viene abbassato ruotando l'avambraccio fino a parare (con la parte esterna) l'attacco sferrato verso la zona bassa (GEDAN) del corpo.

GEDAN UDE UKE
Parata bassa con la parte interna dell'avambraccio avanzato.
GEDAN ZUKI
Pugno sferrato verso la parte bassa del corpo dell'avversario.
GHERI

Vedi KERI
GI (DO GI) (KEIKO GI) (KARATE GI)
Abbigliamento per la pratica dell'arte.
Nel Karate tradizionale, il GI deve essere formato da giacca e pantaloni di cotone bianco. L'unico fregio consentito é l'emblema della federazione (o del Dojo) sul petto a sinistra e il nome del praticante, in caratteri giapponesi, sull'angolo inferiore della giacca.

Tale abbigliamento é stato mutuato dal JUDO dal Maestro G. Funakoshi in occasione della prima dimostrazione in pubblico effettuata alla presenza del m° Jigoro Kano presso il Kodokan di Tokio. Si narra che il Maestro abbia confezionato lui stesso il GI la notte prima della dimostrazione sia per lui che per il suo allievo Shinkin Gima. Prima di allora non esisteva un vero e proprio vestito per l'allenamento, venivano utilizzati indumenti comodi (di tutti i giorni) o, spesso, semplici pantaloncini corti complice il clima caldo-umido dell'isola di Okinawa.
GO NO SEN

Tattica con cui si consente all'avversario di attaccare per primo al fine di sfruttarne l'eventuale apertura ed avere così l'opportunità di contrattaccare.
GOHON KUMITE
Combattimento (KUMITE) base a cinque tecniche. Questo esercizio di allenamento prevede che l'attaccante esegua cinque passi in avanti con una tecnica di attacco (calcio o pugno) per ogni passo. Il difensore arretra cinque volte parando l'attacco. Al termine dell'ultima parata il difensore esegue una tecnica di contrattacco.

GYAKU
Contrario, opposto. Contrario JUN
GYAKU MAWASHI GERI
Calcio circolare sferrato con la gamba posteriore.
GYAKU ZUKI
Pugno sferrato con il braccio opposto alla gamba avanzata.




H

HACHIJI DACHI
Posizione naturale, i piedi sono posizionati circa alla larghezza delle spalle rivolti leggermente verso l'esterno
HAISHU UCHI
Colpo sferrato con il dorso della mano.
HAISHU UKE
Parata eseguita con il dorso della mano.
HAISOKU
Collo del piede.
HAITO UCHI
Percossa con il lato interno della mano (lato del pollice ed indice)
HAJIME

"Inizio".
E' il comando per iniziare il Kata, il Kumite o qualunque altro esercizio.
HANGETSU
"Mezza luna".
Nome di Kata superiore.
HANGETSU DACHI
Posizione a "Mezzaluna" usata nel kata HANGETSU.
Tale termine deriva dalla posizione dei piedi che seguono una mezza-luna durante il movimento.
HANSHI

"Maestro"
Titolo onorario conferito alla Cintura Nera piu' alta di un'organizzazione a significare la sua comprensione dell'arte. RENSHI da 4 a 6 dan, KYOSHI 7 dan, HANSHI il grado più alto conferito
HANSOKU
"Fallo!"
Richiamo arbitrale a seguito di una infrazione molto seria. Risulta, nel punteggio dell'avversario, come SANBON.
HANSOKU e' anche chiamato quando il numero di HANSOKU-CHUI e KEIKOKU previsti raggiunge il punteggio di SANBON per l'avversario.
L'arbitro indica con la punta dell'indice il volto di chi ha commesso l'infrazione ed annuncia la vittoria per l'avversario.
HANSOKU CHUI

Avviso di un IPPON di penalita'. Questa e' una penalita' in cui un IPPON e' assegnato all'avversario. HANSOKU-CHUI e' usualmente utilizzato per infrazioni per cui e' gia' stato chiamato un KEIKOKU.
L'arbitro Indica l'addome di chi ha commesso l'infrazione parallelamente al terreno.
HANTEI
"Giudizio"
L'arbitro chiama per un giudizio i giudici che indicano la loro decisione con la bandierina.
HANTEI KACHI
"Vincitore per decisione "
HAPPO
Otto direzioni
HARA

Con questo termine si indica nell'uomo la parte interna del corpo sotto il diaframma dove sono posizionati gli intestini (viscere).
Spesso il termine viene utilizzato per indicare la parte del corpo dove si concentra la forza vitale e istintiva del praticante (TANDEN). Può capitare di sentire durante l'allenamento il maestro dire: "non pensate con la testa ma con l'HARA". Per la cultura orientale, meno razionale e logica di quella occidentale, tramite l'HARA si "provano" emozioni e sentimenti. Per meglio comprendere questo principio si può fare un paragone con la frase, più familiare per la nostra cultura, "provo un odio viscerale".
HARAI TE

Tecnica in cui si utilizza la mano per "accompagnare" fuori portata l'attacco dell'avversario.
HARAI WAZA
Tecnica per "accompagnare" fuori portata l'attacco dell'avversario
HASAMI ZUKI
Doppio pugno a forbice.
HEIKO DACHI
Posizione naturale.

Piedi alla larghezza delle spalle con i piedi rivolti leggermente verso l'esterno. Alcuni Kata iniziano da questa posizione.
HEIKO ZUKI
"Pugni paralleli " (Doppio pugno simultaneo).
HEISOKU DACHI
Una posizione di attenzione informale. i piedi sono uniti e rivolti in avanti.
HIDARI
Sinistra. Contrario MIGI
HIJI (EMPI)
"Gomito"
HIJI-ATE

Percossa con il gomito (anche chiamato EMPI-UCHI)
HIJI UKE
Parata eseguita con il gomito
HIKI-TE
Indica il contemporaneo ritorno del braccio che si riporta al fianco (ruotando il pugno) durante una tecnica.
Questa movimento, effettuato con il gomito verso la colonna vertebrale ed il pugno al fianco leggermente sopra alla cintura (rivolto in avanti e con il palmo verso l'alto), conferisce bilanciamento e potenza alla tecnica in avanzamento (per esempio un pugno o una parata).

Tale movimento riveste particolare importanza in quanto la tecnica di attacco si potrà definire completa solo se effettuata con un HIKI-TE altrettanto potente e deciso.
Alcune tecniche non prevedono HIKI-TE per esempio le tecniche effettuate con entrambe le braccia o le gambe.
HIGASHI (TO)
Est, oriente. Contrario ZAI o NISHI
HIKIWAKE
"Pareggio"
L'arbitro incrocia le braccia davanti al torace poi le apre ai lati del corpo con i palmi rivolti uno verso l'altro.

HIRAKEN
Pugno con le nocche in avanti.
HITOSASHI IPPON KEN
Nocca del dito indice.
HIZAGASHIRA (SHITTSUI)
Ginocchio.
HIZA GERI
Calcio sferrato con il ginocchio.
HIZA UKE
Parata con il ginocchio.
HOMBU DOJO
Termine usato per indicare il Dojo principale di un'organizzazione.
HORAN NO KAMAE
Posizione di guardia "Uovo nel nido".
Posizione di partenza di alcuni Kata (per esempio BASSAI-DAI, JION...) in cui la mano sinistra ricopre il pugno destro.

I

   

INASU
Tecnica di difesa, si evita un attacco spostando il corpo dalla linea di attacco.
IPPON
"Unico "

IPPON KEN
"Pugno ad una nocca "
Tecnica di pugno eseguita colpendo l'avversario con la seconda nocca del dito indice.
IPPON KUMITE
Combattimento ad un passo.
IPPON NUKITE
Tecnica portata con la punta del dito indice.
IPPON SHOBU
Incontro ad un solo punto, utilizzato nei tornei.
IRIMI
"Penetrare, entrare"
Si utilizza per descrivere lo spostamento più vicino all'avversario di quanto non sia la lunghezza del suo attacco.

J

JIKAN
"Tempo".
JIYU IPPON KUMITE
Combattimento libero dichiarato ad una tecnica.
JIYU KUMITE
Combattimento libero.
JO
(1) Alto
(2) Bastone da passeggio di legno.
JODAN

Zona alta del corpo (viso, testa). Durante la pratica del KIHON IPPON KUMITE (combattimento base dichiarato ad una tecnica per volta), l'attaccante annuncia prima di eseguire la tecnica a che altezza sarà portata : JODAN, CHUDAN, o GEDAN (Alta, Media, o bassa).
JOGAI
"Uscita dall'area di combattimento"
Irregolarità segnalata in gara quando uno dei due contendenti esce dall'area di combattimento.
L'arbitro indica con l'indice ed il braccio a 45 gradi il limite della zona di combattimento dal lato dell'atleta che lo ha oltrepassato. Alla seconda uscita (KEIKOKU) viene comminata una penalità WAZA-ARI, alla quarta viene assegnata la vittoria all'avversario (secondo il tipo di regolamento applicato).

JUJI UKE
Parata con i polsi uniti ad X.
JUN
Normale. Contrario GYAKU
JUN ZUKI
Pugno avanzato, frontale. Per esempio la tecnica di pugno destro portato dopo un calcio frontale destro MAE GERI.
In WADO RYU indica l'OI-ZUKI.

K


KACHI
Vincitore (es: AKA KACHI per una gara).
KAE ASHI
Cambio guardia, cambio posizione: per esempio passare da ZENKUTSU DACHI con gamba destra avanti alla stessa posizione con gamba sinistra avanti senza avanzare ne arretrare.
KAGI ZUKI
Pugno con il braccio piegato a gancio.
KAISHO (KAISHU)

Mano aperta. Percossa eseguita con il palmo della mano aperta.
KAITEN
Rotazione
KAKATO (ENSHO)
Tallone.
KAKE-TE
Parata a gancio.
KAKIWAKE UKE
Parata a due mani eseguita utilizzando la superficie esterna del polso per neutralizzare un attacco a due mani come, per esempio, il tentativo di afferrare qualcuno per la giacca.
KAKUSHI WAZA
"Tecnica nascosta, non visibile."
KAKUTO
Polso a testa di gru.

KAKUTO UCHI
Tecnica di percossa di polso. Anche nota come "KO UCHI."
KAKUTO UKE
Parata a polsi uniti. Anche nota come KO UKE.
KAMAE
Posizione di attenzione (di guardia) con o senza armi.
KAMAE-TE (KAMAE)
Comando impartito dall'istruttore agli allievi per portarsi in posizione di guardia.
KARATE
Letteralmente "Mano Vuota".

Anticamente il termine utilizzato era "TO-DE" (Mano Cinese). L'ideogramma "TO" si pronuncia anche "KARA" ma diversamente dal significato di "TO" "cinese" o "della Cina" il suono dell'ideogramma "KARA" significa "Vuoto". All'inizio del ventesimo secolo il M° G. Funakoshi inizia ad utilizzare la pronuncia "KARA-TE" e non più la precedente "TO-DE" modificando anche l'ideogramma corrispondente. Il nuovo ideogramma e il relativo significato oltre ad essere in accordo con lo spirito nazionalistico giapponese di quel periodo conferisce al nuovo significato una più profonda accezione che trova riscontro nella filosofia del Buddismo Zen. Pertanto, il significato più diffuso di "Mano" e di "Vuoto", indica non solo il fatto che il praticante non utilizzi armi, ma anche una ricerca dell'astrazione da sé stessi, la ricerca del vuoto, obiettivo dello Zazen. Il M° G. Funakoshi spiega con queste parole il termine utilizzato:

"Come uno specchio limpido che riflette senza distorsioni
o una valle silenziosa che dà l'eco,
così un Karateka deve eliminare tutti i pensieri egoistici e cattivi
perché solamente con una mente o una coscienza libera
può capire quello che sta imparando.
Egli é come un bambù verde vuoto dentro,
diritto e con nodi, cioè gentile altruista e moderato"
Lo stesso maestro Zen Taisen Deshimaru ha più volte sottolineato come l'astrazione aiuti il praticante di qualsiasi arte isolandolo dalle proprie emozioni e rendendolo indipendente dall'atteggiamento di chi, o che cosa, lo circonda.
KARATE-DO
Letteralmente "La via del Karate".

KARATEKA
Praticante dell'arte.
KATA
"Forma"
Con questo termine si indica una sequenza prestabilita di tecniche. Ogni stile viene differenziato sostanzialmente dai vari KATA codificati, nello Shotokan se ne contano 26.
Il KATA rappresenta l'eredità delle conoscenze acquistite nell'arte da antichi maestri. Tali conoscenze sono state volutamente celate dagli stessi all'interno delle sequenze secondo il principio per il quale solo gli iniziati all'arte potevano accedere e comprendere tali informazioni.
Un KATA può essere eseguito con i seguenti criteri:
OMOTE (sequenza nella normale direzione), URA (come OMOTE ma con direzione opposta), KO-NO OMOTE (sequenza normale, ma se il KATA avanza si indietreggia o il contrario) e KO-NO URA (come KO-NO OMOTE ma con direzione opposta).

Tratto dal libro "Lo Zen e le arti marziali" del m° T. Deshimaru:
"La vera essenza del KATA non consiste nei gesti in sé, ma nel modo in cui lo spirito li rende precisi, ineluttabili. Bisogna saper creare un gesto totale dove, in un istante, si ritrovi tutto il KI. Vivere il vero spirito del gesto: il KATA, attraverso l'allenamento, deve fondersi con lo spirito. Più lo spirito sarà forte, più sarà forte il KATA."
KEAGE
Calcio "a schiaffo". (Letteralmente Calcio a salire). Il piede, nel calcio Keage, viene scagliato e ritirato subito dopo il contatto diversamente dal KEKOMI in cui l'estensione dell'insieme gamba-anca viene mantenuta qualche attimo imprimendo anche una forza di spinta.
KEIKO

(1) Allenamento.
(2) Punte delle dita che si uniscono.
KEIKOKU
"Attenzione" con una penalità WAZA-ARI in SANBON SHOBU. Questa é una penalità in cui WAZA-ARI é aggiunto al punteggio dell'avversario.
KEIKOKU é assegnato per infrazioni minori per cui un richiamo era già stato assegnato oppure per infrazioni non abbastanza gravi da meritare HANSOKU-CHUI. L'arbitro indica con il dito indice il piede di colui che ha commesso l'infrazione con un angolo di 45 gradi
KEITO
Mano a testa di gallina.
KEKOMI
Calcio "a spinta", diversamente del KEAGE, sfrutta una iperestensione dell'insieme anca-gamba per imprimere una ulteriore forza di spinta all'urto naturale del colpo.

KEMPO
"Prima Legge."
Termine generico che comprende i sistemi di combattimento che utilizzano mani e piedi.
KEN
(1) Spada. "Kendo" Via della spada
(2) Pugno.
KENSEI
Tecnica con il KIAI silenzioso.
KENTSUI (TETTSUI)
Pugno a martello.
KENTSUI UCHI (TETTSUI UCHI)
Tecnica di pugno "a martello". Il pugno chiuso colpisce dall'alto al basso con la parte esterna della mano (lato del mignolo).
KERI
Calcio.
KI

Mente, spirito, volontà, energia vitale, energia universale (in cinese "CI").
Questa definizione che risulta purtroppo generica deriva dal fatto che é un termine che non può essere tradotto con una singola parola. Il KI rappresenta sia l'energia interiore del KARATEKA (l'essenza vitale del suo spirito) che l'energia che permea tutto l'universo. Il migliore utilizzo KI attraverso l'arte marziale è l'obiettivo finale del KARATEKA.
KIAI

Con questo termine si indica il grido che il KARATEKA emette assieme alla tecnica per conferire la massima energia al singolo movimento.
E' un suono forte e profondo causato dalla violenta contrazione dei bassi muscoli addominali (sotto il diaframma "HARA"). Anche per questo termine il significato é più esteso, infatti oltre a indicare la massima concentrazione psico-fisica dell'atleta in un unico istante, rappresenta, secondo un principio Zen, l'unione dell'energia vitale dell'universo con la singola volontà dell'individuo (si veda il richiamo al termine "KI"). Il KIAI, per coloro che hanno raggiunto alti livelli nello studio dell'arte, può essere espresso in totale silenzio ed avere la stessa efficacia in quanto risulta essere comunque l'unione, al massimo livello, della forza fisica con quella mentale.

Il termine KIAI risulta essere la composizione di due ideogrammi: KI (vedere richiamo) e AI derivante dalla contrazione del verbo AWAZU il cui significato è "unire".
Dal libro "Lo zen e le arti marziali" del maestro T. Deshimaru:
"...un solo grido, un solo istante, in cui si condensa tutto lo spazio e tutto il tempo, il cosmo intero."
KIBA DACHI
Posizione del fantino.
Posizione sia frontale che laterale di grande stabilità: piedi paralleli, gambe aperte a cercare di formare un rettangolo con il pavimento, glutei verso l'interno. Questa posizione é anche nota come NAIFANCHI o NAIHANCHI DACHI.

KIHON
Fondamentale. Tecniche di base. Genericamente il KIHON indica la parte di allenamento o di esame in cui si eseguono tecniche fondamentali.
KIKEN
"Rinuncia."
L'arbitro indica l'atleta che si ritira.
KIME
Focalizzazione dell'energia. Tale termine richiama un concetto fondamentale nell'allenamento, l'energia mentale e fisica (la forza) deve essere concentrata sull'atto senza alcuna riserva da parte del praticante. A tale proposito e bene leggere la definizione "MAKOTO".
KIN (CHIKAI)
Vicino. Contrario EN o TOI
KI-O-TSUKE

"Attenzione".
Posizione Musubi Dachi con le mani aperte in basso lungo i fianchi.
KITA (BOKU)
Nord. Contrario NAN o MINAMI
KIZAMI ZUKI
Pugno di incontro sferrato con lo stesso braccio della gamba avanzata.
KO BO ICHI
Termine che indica la connessione dell'attacco e della difesa".
KO UCHI
Tecnica di percossa a polsi uniti. Anche conosciuta come KAKUTO UCHI.
KO UKE

"Parata a gru" o "Parata ad arco". Anche nota come KAKUTO UKE.
KOHAI
Principiante.
KOKEN
Unione dei polsi.
KOKORO
"Spirito, Cuore." Nella cultura giapponese, lo spirito risiede nel cuore.
KOKUTSU DACHI
Posizione fondamentale. In tale posizione il baricentro del corpo é spostato sulla gamba posteriore: talloni sulla stessa linea, piede anteriore in direzione di avanzamento, piede posteriore a 90 gradi rispetto all'anteriore. Anca aperta, ginocchio posteriore rivolto il più possibile verso l'esterno.
KOSA DACHI
Posizione a gambe incrociate.
KOSHI(N)
Parte inferiore del piede subito prima delle dita, é la parte che colpisce nel calcio frontale.
KUATSU

Metodo di rianimazione di una persona che ha perso conoscenza dopo uno strangolamento o uno shock.
KUMADE
Mano a zampa d'orso.
KYOSHI
"Persona saggia" usualmente questo titolo é conferito ai rokudan (6 dan) o shichidan (7 dan), a seconda dello stile. Per la maggior parte delle federazioni é conferito ai settimi dan. RENSHI da 4 a 6 dan, KYOSHI 7 dan, HANSHI il grado più alto conferito.
KYU
"Livello". Ogni grado al di sotto dello Shodan (1 dan).
KYUSHO WAZA
Tecnica di pressione su un punto.

M


MA-AI
Distanza dall'avversario.
Indica la distanza tra i due avversari; tale distanza deve consentire sia di far sentire la "pressione psicologica" all'avversario che di partire rapidamente per portare a buon fine le proprie tecniche o di impostare una difesa ed un contrattacco adeguato in caso di attacco.
MAAI GA TOH
"Distanza non corretta"
MAE
Frontale, anteriore. Contrario USHIRO (posteriore)
MAE ASHI KERI
Calcio con la gamba anteriore.
MAE EMPI UCHI
Percossa con il gomito anteriore.
MAE KERI KEAGE

Calcio frontale a schiaffo (MAE KEAGE).
MAE KERI KEKOMI
Calcio frontale a spinta (MAE KEKOMI).
MAE UKEMI
Caduta controllata rotolando in avanti.
MAKOTO
"Sincerità"
Con tale termine si indica un sentimento di assoluta sincerità che presuppone una mente pura e libera (dai pensieri quotidiani - vedere MOKUSO e MUSHIN).
Il praticante durante il suo allenamento deve elevare la propria concentrazione mentale al di sopra del quotidiano confrontandosi con il proprio avversario o, in ultima analisi, con se stesso, senza pregiudizi o preclusioni; utilizzando un termine caro ai maestri Zen "MUSHOTOKU" che significa "senza scopo né spirito di profitto"
Solo con questo atteggiamento il praticante potrà raggiungere livelli di comprensione della "via" sempre più elevati.

MANABU
"Apprendimento per imitazione"
Studiare movimenti e tecniche seguendo ed imitando l'istruttore.
MANJI UKE
Doppia parata dove un braccio esegue GEDAN BARAI da una parte, mentre l'altro braccio esegue JODAN UCHI UKE.
MATTE
"Aspettare / Attesa"
MAWASHI KERI
Calcio circolare.
MAWASHI ZUKI
Pugno circolare, tirato con rotazione del corpo e del braccio.
MAWASHI EMPI UCHI (ATE)
Percossa di gomito. Anche chiamata MAWASHI HIJI ATE.
MAWASHI HIJI ATE
Percossa di gomito. Anche chiamata MAWASHI EMPI UCHI (ATE).

MAWAT-TE
Comando impartito dall'istruttore agli allievi per girare nel senso opposto.
MEN
Frontale, che stà davanti.
MIENAI
"Non ho potuto vedere"
Utilizzato dal giudice per indicare che la tecnica non era visibile dal suo angolo.
MIGI
Destra. Contrario HIDARI
MINAMI (NAN)
Sud. Contrario BOKU o KITA
MIKAZUKI KERI
Calcio circolare a salire. Il MIKAZUKI GERI é considerato l'antesignano del MAWASHI KERI. Il MIKAZUKI KERI é un calcio che viene portato con l'interno del piede.

MOKUSO
"Meditazione"
L'allenamento, spesso, inizia e finisce con un breve periodo di meditazione.
Lo scopo della meditazione é di liberare la mente e, per questo, la respirazione é fondamentale. La posizione é di SEIZA, (la pratica Zazen prevede naturalmente la posizione a fiore di loto ma é importante comunque il contatto tra le ginocchia e la terra per permettere all'energia di fluire nel corpo); le mani sulle cosce oppure unite con le dita a formare un'ellisse; lo sguardo deve essere "appoggiato" ad una distanza di circa quattro metri di fronte, senza mettere a fuoco nulla e ad occhi socchiusi. La lingua deve poggiare senza sforzo dietro gli incisivi superiori toccando appena il palato; l'inspirazione viene eseguita velocemente "immagazzinando energia", per un attimo poi si porta la respirazione al ventre comprimendo con il diaframma, per iniziare poi la distribuzione dell'energia con l'espirazione che deve essere molto lenta, maestri Zen eseguono espirazioni di oltre cinque minuti.

Mentre l'aria contenente le impurità esce, l'energia viene compressa dal diaframma e fluisce nel corpo come l'acqua che, compressa in un circuito, fluisce in tutti i tubi.
Con tale respirazione, che dovrebbe essere tenuta sempre durante la pratica, la mente si libera ed il corpo riceve energia. Inoltre l'inspirazione, che rappresenta il momento di massima vulnerabilità del praticante, viene ridotta al minimo mentre la parte di espirazione, da cui nasce il KIAI più potente, dura a lungo consentendo di essere sempre pronti all'azione.
MOROTE UKE
Parata rinforzata. Un braccio, con il pugno o con la mano aperta, sostiene l'altro braccio durante una parata.

MOROTE ZUKI
Doppio pugno parallelo. E' una tecnica di pugno eseguita con entrambe le braccia.
MOTO NO ICHI
"Posizione di partenza." i contendenti, l'arbitro ed i giudici ritornano alle loro rispettive posizioni.
MU
Prefisso con il seguente significato "mancanza, assenza, niente"
MUDANSHA
Praticanti senza cintura nera.
MUMOBI
"Richiamo per mancanza di controllo in un attacco"
L'arbitro punta l'indice in aria a 60 gradi dal lato dell'attaccante.

MUMOBI KEIKOKU
"Richiamo con penalità WAZA-ARI"
L'arbitro usa un segnale a due mani annunciando AKA (SHIRO) MUBOBI-KEIKOKU poi punta l'indice in aria a 60 gradi dal lato dell'attaccante e successivamente verso i piedi dell'attaccante.
MUSHIN
"Assenza di mente"
Lo stato di vuoto mentale in cui si ha la massima libertà e flessibilità di adattamento, in tale stato l'adattamento avviene senza tempi di reazione cioè senza bisogno di pensare a ciò che avviene (immediatamente). In altre parole senza soffermarsi o porre attenzione specifica su alcunchè. Reattività allo stato puro.

E' opportuno ricordare che il termine "vuoto" assume nel caso specifico un significato particolare e più affine ad una interpretazione Zen, infatti non indica, secondo l'interpretazione occidentale, una completa assenza di materia ma bensì uno stato dove il "tutto" é ricompreso. Al fine di rendere comprensibile tale concetto risulta utile richiamare uno dei principi Zen:
l'essenza di tutte le cose é celata dai pensieri che affollano la nostra mente. Come in uno specchio coperto dalla polvere e dalla sporcizia che non può riflettere la realtà. Solo se riusciamo ad eliminare tali ostacoli potremo comprendere l'universo.
MUSHOTOKU

Termine Zen che letteralmente significa "senza scopo né spirito di profitto".
MUSUBI DACHI
Posizione di attenzione, eretti e pronti comunque all'azione con i piedi leggermente puntati verso l'esterno.

N


NAGASHI UKE     
Parata eseguita di forza, con grande potenza.
NAGASU
"Fluire come l'acqua". Uscita da un attacco in arrivo. Con questo termine si indica l'essere trasportati da una corrente in una tempesta. Questo principio é strettamente collegato alla parata NAGASHI UKE in cui si ridirige l'attacco al momento in cui si é più vicino possibile all'avversario.
NAIFANCHI DACHI
Posizione sia frontale che laterale di grande stabilità : piedi paralleli, gambe aperte a cercare di formare un rettangolo con il pavimento, glutei verso l'interno. Questa posizione é anche nota come KIBA DACHI o NAIHANCHI DACHI.
NAIHANCHI DACHI
Vedi NAIFANCHI DACHI.
NAKADAKA (IPPON) KEN
Tecnica di percossa con la nocca del dito medio.
NAMI-GAESHI
Letteralmente "onda di risacca".

Tecnica di piede eseguita nel kata TEKKI SHODAN per bloccare un attacco portato all'inguine. La tecnica può essere usata anche come percossa verso l'interno coscia o il ginocchio dell'avvesario. E' anche applicata come fuga da un tentativo di aggancio del piede in una proiezione. Viene eseguita portando repentinamente, dalla posizione di KIBA-DACHI, l'interno del piede verso un punto posto subito davanti al ginocchio della gamba opposta riportandolo velocemente a terra senza modificare la posizione delle anche.
NAN (MINAMI)
Sud. Contrario BOKU o KITA
NAOT-TE (NAORE)
Comando dato dall'istruttore per rilassarsi dopo l'esercizio svolto.
NEKO ASHI DACHI
Posizione "del gatto", posizione che si trova in alcuni KATA superiori (es. UNSU).

NIHON NUKITE
Tecnica di percossa portata con la punta di due dita.
NIDAN
Secondo livello. Secondo grado di cintura nera.
NIDAN KERI
Doppio calcio.
NISHI (ZAI)
Ovest, occidente. Contrario TO o HIGASHI
NUKETE IRU
"Fuori obiettivo "
NUKITE

Mano a punta di lancia. Nukite é una posizione della mano che si usa per percosse con la punta delle dita in punti del corpo umano sensibili e poco protetti muscolarmente (per esempio la gola).
Ippon-Nukite : mano a lancia con un solo dito
Nihon-Nukite : mano a lancia con due dita,
Yonhon-Nukite: mano a lancia con quattro dita
NUNCHAKU
Arma di Okinawa costituita da due bastoni uniti da una corda o una catena. Era, originariamente, un attrezzo agricolo per la battitura del riso.

O

OBI
Cintura.
OI-ZUKI (OI-TSUKI)
Pugno portato con lo stesso braccio della gamba che avanza.
ONEGAI SHIMASU
"Sei il benvenuto nel praticare con me" o, letteralmente, "ti pongo una richiesta." Si dice ad un compagno di allenamento quando si inizia la pratica.
OMOTE
Diritto, normale. Contrario URA
Detto di un Kata che viene svolto nel senso previsto. Tale termine indica, nella pratica dell'arte, ciò che é normalmente accessibile a tutti e quindi evidente, non nascosto
OSAE UKE
Parata pressante.

OSAE KOMU
Mettere maggior forza nell'azione
OTOSHI EMPI UCHI
Tecnica di percossa con il gomito eseguita portando il gomito dall'alto al basso. Anche chiamata Otoshi Hiji Ate.
OYAYUBI IPPON KEN
Nocca del pollice.
OYO WAZA
Applicazione di tecniche di Kata eseguite secondo determinate condizioni.


R

REI
(1) "Rispetto". Un metodo di mostrare rispetto nella cultura giapponese é l'inchino. E' d'uso che l'inchino della persona più giovane sia più marcato della persona più anziana.
(2) Zero.
REIGI
"Etichetta".
Anche definita come REISHIKI. L'osservare costantemente l'etichetta é parte del Karate tanto quanto la pratica della tecnica. L'osservare l'etichetta indica sincerità (MAKOTO) e desiderio di imparare nel rispetto dei diritti e degli interessi degli altri.
REINOJI DACHI
Posizione di guardia con i piedi che tracciano una L.
REN
Consecutivo (REN-KERI calcio alternato, REN-TSUKI pugno alternato)
REN-KERI
Calcio alternato
REN-TSUKI
Pugno alternato
RENSEI
Torneo di pratica. i concorrenti sono giudicati secondo la loro performance.

RENSHI

"Persona che ha perfezionato sè stesso." E' una persona considerata un istruttore esperto. Questo stato é un prerequisito prima dello stato di KYOSHI. Il titolo di Renshi é usualmente assegnato da yodan (4 dan) a rokudan (6 dan), a seconda del sistema. RENSHI da 4 a 6 dan, KYOSHI 7 dan, HANSHI il grado più alto conferito
RONIN
Samurai senza padrone
RYO
Entrambi, ambedue le parti (RYO-TE tutte e due le mani, RYO-ASHI tutte e due le gambe)
RYU
Tradizione, scuola, stile, metodo.

S

SAGI ASHI DACHI
Posizione su una gamba. Anche chiamata GANKAKU DACHI o TSURU ASHI DACHI.

SAI
Arma di Okinawa che ricorda la lettera greca 'Psi'. Anche in questo caso, come per molte altre armi del KOBUDO, era originariamente un attrezzo agricolo utilizzato nel caso specifico per movimentare il fieno.
SAN
(1) Amico, signor............ Generalmente viene posto dopo il nome di una persona quando ci si rivolge allo stesso in tono amichevole.
(2) Tre
SANBON KUMITE
Combattimento a tre tecniche. SANBON SHOBU Combattimento a tre punti. Utilizzato nei tornei.
SANBON TSUKI (ZUKI)
Serie di tre pugni. Il primo OI-TSUKI JODAN, il secondo e il terzo OI-TSUKI CHUDAN (generalmente in ZENKUTSU DACHI), il ritmo di questa tecnica prevede un tempo più ravvicinato nell'effettuare la seconda e la terza tecnica.

SANCHIN DACHI
Posizione a clessidra.
SANKAKU
Triangolare.
SANKAKU TOBI
Salto triangolare.
SASHITE
Indica l'elevazione della mano sia per colpire che per prendere o parare.
SAYU
Prefisso che indica una tecnica effettuata contemporaneamente sia con la sinistra che con la destra.
SEI
Tranquillità, inattività.
SEIKEN
Parte anteriore del pugno formato dalle nocche dell'indice e del medio.
SEIRYUTO

Mano a "sciabola cinese". Tecnica di percossa portata con la base della mano a SHUTO (mano aperta a coltello).
SEIZA
Posizione in ginocchio seduti sui talloni. Stare seduti in questa posizione, richiede una certa abitudine per l'estensione dei tendini, muscoli e legamenti sia della caviglia che del ginocchio cui gli occidentali non sono naturalmente abituati al contrario degli orientali. Viene utilizzata nell'apertura ed nella chiusura formale dell'allenamento.
SEMPAI
Anziano di palestra.
SEN NO SEN
Attacco portato nell'esatto momento dell'attacco dell'avversario.
SEN SEN NO SEN
Attacco portato un attimo prima dell'esatto momento dell'attacco dell'avversario. Attacco preventivo.
SENSEI
Insegnante.

Si usa chiamare l'istruttore "Sensei" durante la pratica piuttosto che con il suo nome. Se l'istruttore é un istruttore permanente del proprio DOJO o della federazione, é corretto rivolgersi a lui come "Sensei" in qualunque occasione.
SENSEI NI REI
Saluto all'istruttore (vedere il capitolo ETICHETTA DEL DOJO)
SEOI
Spalla
SEOI NAGE
Parata effettuata con la spalla.
SHI
(1) Quattro.
(2) Morte.
SHIAI
Incontro, gara (evento).
SHIDOIN
Istruttore formalmente riconosciuto come tale ma non ancora SENSEI. Assistente Istruttore.
SHIHAN

Titolo formale che significa, approssimativamente, "istruttore principale". "Insegnante di insegnanti".
SHIKKAKU
"Squalifica"
E' una squalifica dal torneo, competizione o incontro. L'avversario viene premiato con SANBON (tre punti). Al fine di decidere l'entità dello SHIKKAKU, il consiglio degli Arbitri deve essere consultato.
SHIKKAKU può essere invocato quando uno dei contendenti commette un'azione che intacca il prestigio e l'onore del Karate-Do o viola le regole generali del torneo. L'Arbitro usa una segnalazione a due mani con l'annuncio "AKA (SHIRO) - SHIKKAKU." Prima indica con il dito indice il viso del colpevole poi obliquamente davanti e dietro di lui. L'Arbitro annuncerà poi il vincente con "AKA (SHIRO) NO KACHI" e la gestualità indicata precedentemente.

SHI-HO
Quattro (shi) direzioni (ho)
SHIKO DACHI
Posizione "quadrata", stabile. Posizione fondamentale nel SUMO e spesso usata negli stili Goju-Ryu e Shito-Ryu. Simile alla posizione KIBA DACHI ma con i piedi rivolti all'esterno.
SHIN
Parte centrale, nucleo, anima, cuore. Nella filosofia Zen si usa dire che l'insegnamento si tramette dal Maestro all'allievo secondo il principio "Shin de Shin" cioé da cuore a cuore.
SHINZO
Cuore
SHIRO
Bianco
SHIZENTAI (SHIZEN-DACHI)
Positione naturale. Il corpo é rilassato ma pronto.
SHO

(1) Maggiore.
(2) Palmo della mano
SHOBU HAJIME
E' il comando usato dall'arbitro per iniziare il tempo supplementare in una gara.
SHOBU SANBON HAJIME
"Iniziare il turno" (di attacco/difesa) nell'incotro a tre punti
SHOMEN
Parte frontale o parte superiore della testa. Indica anche la parte anteriore del Dojo.
SHOMEN NI REI
Saluto al fronte del Dojo dove, generalmente, sono appese le immagini dei maestri (vedi ETICHETTA DEL DOJO).
SHOTO
Letteralmente "Onde di pino", pseudonimo con cui il maestro G. Funakoshi firmava le sue poesie.
SHOTOKAN

Nome dello stile di KARATE del maestro G. Funakoshi. Il termine é formato da due ideogrammi SHOTO "Onde di pino" e KAN "casa, scuola"; inizialmente era il nome del primo Dojo del maestro e successivamente, anche se contro il volere dello stesso maestro, venne utilizzato anche per indicarne lo stile praticato.
SHU (TE)
Mano
SHUGO
"Chiamata dei Giudici"
L'Arbitro richiama i Giudici con le braccia.
SHUTO TE
Come SHUTO UKE. Questo era il nome usato prima della formalizzazione del Karate. Indica la parata effettuata con la mano aperta "a taglio".
SHUTO UKE
Parata effettuata con la mano aperta "a taglio".
SOCHIN
Immobile di fronte al pericolo, nome di un Kata superiore.

SOCHIN DACHI
Posizione solida. Posizione che si trova nel Kata Sochin detta anche FUDO DACHI.
SOKUMEN (YOKO)
Lato, laterale.
SOKUTO
Taglio del piede. E' il termine usato per indicare la parte esterna del piede che colpisce nei calci laterali.
SOTO
Esterno
SOTO (UDE) UKE
Parata dall'esterno verso l'interno eseguita con la parte interna del'avambraccio.
SUKUI UKE
Parata raccolta
SUMI
Angolo
SUNDOME
Non contatto, arrestare la tecnica appena prima del bersaglio (un SUN é pari a circa tre centimetri).
SUNE
Tibia.

SUNE UKE
Parata effettuata con la tibia.
SUWARI WAZA
Tecnica portata da seduti.
SURI
Scivolare
SURI ASHI
Spostamento della posizione con iniziale modifica della distanza tra i piedi: per esempio per avvicinarsi all'avversario, si avvicina il piede posteriore a quella anteriore per poi stendere nuovamente la gamba posteriore ed eseguire la tecnica.

T

TACHI
Spada lunga giapponese.
TAI
Corpo
TAIKYOKU
Letteralmente "primo elemento" o "prima causa". Nome dei primi tre Kata (Shodan, Nidan e Sandan) per principianti elaborati dal Maestro G. Funakoshi.
TAIMING GA OSOI
"Tempo errato"
TAI SABAKI
Rotazione, movimento del corpo.
TAMESHIWARI
Tecniche di rottura.
TANDEN
Il centro dell'energia, situato al di sotto dell'ombelico (indicato anche come HARA).
TATE
Verticale
TATE EMPI

Tecnica di percossa verso l'alto con il gomito (AGE EMPI).
TATE ZUKI
Tecnica di pugno con il palmo su un piano verticale (mignolo in basso pollice in alto).
TATE URAKEN UCHI
Tecnica di percossa con la parte posteriore del pugno.
TE (SHU)
Mano
TEIJI DACHI
Posizione con i piedi a "T".
TEISOKU
Pianta del piede.
TEISHO
Base del palmo della mano.
TEISHO UCHI
Tecnica di percossa con la base del palmo della mano.
TEISHO UKE
Tecnica di parata con la base del palmo della mano.
TETTSUI UCHI (KENTSUI UCHI)
Tecnica di percossa "a martello" portata con il pugno dall'alto verso il basso. Anche chiamata KENTSUI.
TEKKI
Calvalcare.

Nome di un gruppo di tre Kata (Shodan, Nidan e Sandan) contraddistinto dall'utilizzo di una unica posizione KIBA DACHI "posizione del cavaliere" il cui embusen si sviluppa su di un'unica riga.
TO (HIGASHI)
Est, oriente. Contrario ZAI o NISHI (ovest)
TOBI
Salto
TOBI GERI
Tecnica di calcio effettuata durante un salto (laterale YOKO TOBI GERI frontale MAE TOBI GERI).
TOI (EN)
Lontano. Contrario KIN o CHIKAI
TONFA
Attrezzo da lavoro usato per battere il grano, utilizzato come arma ad Okinawa.
TORANAI
"Nessun Punto"
TORIMASEN
"Tecnica non accettabile per il punteggio".
Come l'HIKIWAKE l'arbitro incrocia le braccia davanti al torace poi le apre ai lati del corpo ma con i palmi rivolti verso il basso.

TOKUI
Preferito, prediletto.
TORA
Tigre.
Lo stile Shotokan utilizza la tigre come proprio simbolo.
TSUKAMI WAZA
Tecnica di "presa". Parata eseguita afferrando l'arma, il braccio o la gamba dell'avversario.
TSUKI
Pugno.
TSUMASAKI
Punta delle dita.
TSURU
Gru, uccello dei Gruidi con becco, collo e gambe molto lunghe.
TSURU ASHI DACHI
Posizione allungata anche chiamata GANKAKU DACHI e SAGI ASHI DACHI.
TSUZUKETE
"Proseguire!"
Richiamo al combattimento ordinato a seguito di una interruzione non autorizzata.
TSUZUKETE HAJIME
"Proseguimento del combattimento: iniziare!"

L'arbitro, sulla propria linea, si porta in ZENKUTSU DACHI arretrando una gamba, poi estende le braccia in avanti con i palmi rivolti verso i due contendenti e, ordinando il comando, unisce i palmi chiudendo le braccia.
U
UCHI DESHI
Studente che vive nel dojo. Con questo termine si indica in Giappone i praticanti che dedicano la loro vita al dojo abitandoci, e, spesso, occupandosi del servizio personale del SENSEI.
UCHI (UDE) UKE
Parata interna.
UDE (WAN)
Avanbraccio.
UKE
Parata.
UKEMI WAZA (TAMESHI WAZA)
Tecnica di rottura di oggetti (tavole, mattoni, etc.)
URA
Contrario, nascosto. Contrario OMOTE
URA ZUKI
Pugno "upper-cut" dal basso verso l'alto usato per brevi distanze.
URAKEN
Dorso del pugno (nocche).
USHIRO EMPI UCHI

Percossa all'indietro con il gomito.
USHIRO KERI
Calcio all'indietro.


W

WASHIDE
Mano a testa d'aquila.
WA-UKE
Parata in cui il percorso seguito dalla mano é simile allo yoko-uke. Immaginate di passare la mano su un muro in fronte a voi con il palmo aperto seguendo un mezzo cerchio. Al termine della parata la mano é leggermente angolata verso l'esterno
WAN (UDE)
Avambraccio.
Nai-Wan: Parte interna dell'avambraccio
Gai-Wan: Parte esterna dell'avambraccio
Hai-Wan: Parte superiore dell'avambraccio
Shu-Wan: Parte inferiore dell'avambraccio.
WAZA
Tecnica.
WAZA ARI
"Mezzo punto"


Y

YAMA ZUKI
Doppio pugno portato descrivendo una "U" grande in orizzontale con le braccia. Il pugno inferiore é quasi come l'URA-ZUKI mentre il braccio che porta il pugno superiore passa appena sopra alla testa. E' una delle tecniche principali del kata Bassai-dai. Il termine YAMA ("montagna") viene scritto con un ideogramma che ricorda una "E" sdraiata dove il trattino corto é la testa del praticante mentre i due trattini lunghi sono le braccia.
YAME
"Stop!" - Fermarsi
YASUMI
Riposo. Termine usato dall'istruttore per far rilassare i praticanti prima di una spiegazione teorica
YOI
"Pronti! - Attenzione!".
YORI ASHI
Spostamento in scivolamento mantenendo la stessa distanza tra i piedi (si parte e si ritorna quindi nella stessa posizione).
YOKO (SOKUMEN)
Lato, laterale.

YOKO GERI KEAGE
Calcio laterale a schiaffo. Anche chiamato semplicemente YOKO KEAGE.
YOKO GERI KEKOMI
Calcio laterale a spinta. Anche chiamato semplicemente YOKO KEKOMI.
YOKO MAWASHI EMPI UCHI
Percossa portata con il gomito in rotazione.
YOKO TOBI GERI
Calcio laterale portato durante un salto.
YOWAI
"Poca attenzione"
YUDANSHA
Chi indossa la cintura nera di ogni grado.



Z

ZAI (NISHI)
Ovest, occidente. Contrario TO o HIGASHI
ZAN-SHIN
"Attenzione" (della mente e del cuore).
Con questo termine si indica uno dei punti fondamentali dell'allenamento (e della vita) del karateka.
Mantenere l'attenzione é importante affinché si sia pronti in ogni momento ad eseguire una tecnica qualsiasi.
Più in generale, nella vita, "Zanshin" é la focalizzazione della nostra attenzione.
Indica una intensa concentrazione pur essendo rilassati. Anche quando la propria tecnica é terminata si deve mantenere "alta la guardia" con il completo controllo delle nostre facoltà.
ZA-REI
Il saluto tradizionale giapponese dalla posizione di SEIZA.
ZA-ZEN
Meditazione Zen.

ZEN
Filosofia orientale di derivazione buddista che tende al raggiungimento della "illuminazione" mediante la pratica della meditazione.
ZENKUTSU DACHI
Posizione fondamentale, é una posizione frontale con il peso al 70%-75% sulla gamba anteriore. Il ginocchio avanzato deve essere perpendicolare al terreno esattamente sopra l'alluce: né avanzato né arretrato per evitare sovraccarichi dei legamenti del ginocchio. Il piede posteriore deve essere rivolto il più possibile in avanti.
ZEN-PO (ZEN)
Davanti, frontale. Contrario KO-HO (KO) indietro
ZEN-SHIN
Avanzare, anteriore. Contrario KO-TAI indietreggiare
ZORI
Tipiche ciabatte giapponesi (infradito)

INTRODUZIONE AL KARATE-DO

03 GIU

Introduzione al Karate-Do

“sull'isola immersa nel sole del sud
caduta dal cielo, è l'arte della mano nuda…………………..


“Il karate inizia con il rispetto e finisce con il rispetto”

Il karate-do è un'arte marziale intesa a formare il carattere attraverso la pratica, perciò il karateka è effettivamente in grado di sormontare qualsiasi ostacolo, sia esso tangibile o intangibile.
Il karate-do è un'arte di autodifesa a mani nude in cui braccia e gambe vengono preparate sistematicamente al punto che l'attacco improvviso di un avversario può essere controllato con un'efficacia non dissimile da quella che possono dispiegare le armi moderne.

Il karate-do è un'attività fisica che rende il karateka padrone di tutti i movimenti del corpo come il piegarsi. il saltare, il rimanere in equilibrio, e il muovere gli arti e il corpo in avanti e indietro, a destra e a sinistra, verso l'alto e verso il basso. liberamente e uniformemente.
Le tecniche del karate-do sono controllate dalla forza di volontà del karateka e giungono al bersaglio spontaneamente e con precisione.

L'essenza delle tecniche di karate è il kime. Kime significa eseguire un attacco esplosivo diretto al bersaglio impiegando la tecnica appropriata e la massima potenza nel lasso di tempo più breve.
Molto tempo fa era in uso l'espressione ikken hissatsu che significava «uccidere in un solo colpo», ma dedurne che lo scopo del karate sia quello di uccidere è pericoloso oltre che sbagliato.
I karateka del passato potevano praticare il kime quotidianamente e con rigorosa disciplina grazie all'impiego del makiwara .

Il kime si può effettuare percuotendo, colpendo di pugno o di calcio, ma anche parando. Una tecnica carente di kime non può in nessun modo venir considerata vero karate, e non importa quanto questa esteriormente possa sembrare tale. le gare non fanno eccezione; tuttavia è contrario alle regole giungere al contatto vero e proprio per il pericolo che ciò comporta.
Sun-dome significa arrestare la tecnica appena prima del contatto col bersaglio ( un sun equivale a circa tre centimetri ). Ma non portare una tecnica al kime non è vero karate, e di conseguenza il problema consiste nel come sanare la contraddizione che sussiste tra kime e sun-dome.

La risposta è questa: il bersaglio si stabilisce convenzionalmente appena prima del punto vitale dell'avversario. lo si potrà allora colpire controllando nello stesso tempo il colpo, senza arrivare al contatto.
L'allenamento trasforma le varie parti del corpo in altrettante armi che possono venire impiegate liberamente e con efficacia. Ma la qualità necessaria a realizzare tutto questo è l'autocontrollo.
Per vincere occorre innanzi tutto vincere se stessi.


« Come la superficie lucidata di uno specchio riflette tutto ciò che le sta davanti e una valle silenziosa riporta ogni più piccolo suono, cosi chi si accinge a praticare il karate deve rendere il proprio spirito vuoto da ogni egoismo e malvagità in uno sforzo per reagire convenientemente dinanzi a tutto ciò che può incontrare » .

SALUTO

03 GIU

Il primo gesto che viene insegnato ad un principiante in un Dojo è il saluto.
All'inizio ed al termine della lezione, si effettua il saluto.
Gli allievi si dispongono tutti in fila, in ordine di Grado.
Il Maestro si dispone davanti alla fila.
Il SEMPAI (l'allievo più alto in grado del Dojo dopo il Maestro) di turno comanderà il SEIZA (seduti secondo il metodo tradizionale giapponese).

Gli allievi udito il comando dovranno, uno dopo l'altro in ordine di grado, mettersi in SEIZA per il saluto.
Solo al termine della lezione, e non obbligatoriamente, in posizione di SEIZA il Sempai chiamerà il MOKUSO ( occhi chiusi per la meditazione ).
Talvolta, durante il mokuso, si recita il DOJO KUN con il seguente criterio:
il Sempai recita ad alta voce i principi del dojo uno per uno e gli altri allievi li ripetono ad alta voce.
Il comando MOKUSO YAME, chiude la fase di mokuso.


Il Sempai inizia il saluto:
SHOMEN NI REI (in avanti, rivolto al maestro fondatore)
SENSEI NI REI (rivolto all'istruttore del Dojo)
OTAGAI NI REI (tra gli allievi sempre rivolti in avanti).

Successivamente il SEMPAI comanderà il KIRITZU (alzarsi in piedi) e solo a questo punto gli allievi potranno alzarsi per iniziare o terminare la lezione.
Quando si entra nel dojo e quando si esce per qualsiasi ragione, è previsto che si saluti il maestro ed i compagni o, comunque, il dojo stesso con un breve inchino stando in piedi con le braccia lungo i fianchi, talloni uniti e punte dei piedi divaricate a 45 gradi.
Se si arriva in ritardo all'allenamento, ci si mette in SEIZA rivolti verso il maestro e si attende il suo saluto, a quel punto si esegue il saluto tradizionale e si entra.
Se si deve abbandonare l'allenamento prima del termine, si chiede il permesso al maestro poi, passando dietro a tutti, e mai davanti, ci si porta verso l'uscita, ci si mette in SEIZA rivolti verso il maestro e si attende il suo saluto: a quel punto si esegue il saluto tradizionale e si esce.

Questa particolare forma cerimoniale, che a noi occidentali può risultare poco familiare, ed alle volte anche ridicola, ha invece nei paesi dell'estremo oriente, un ruolo basilare nelle relazioni sociali, ed una tradizione millenaria. Il Giappone, patria del karate-do, non si sottrae a questo civilissimo costume, e di conseguenza neanche il karate-do.
Per questo motivo, le forme cerimoniali di saluto, rivestono una particolare importanza nel karate.
Il saluto è un atto di rispetto nei confronti del nostro compagno d'allenamento, dell'avversario in combattimento, del Dojo, del Maestro e di noi stessi.

Il rispetto si manifesta attraverso una pratica attenta e corretta, ottenuta mediante il raggiungimento di un giusto atteggiamento mentale e spirituale (zanshin).
Il saluto è quindi il rito che celebra, con un atto esteriore, un avvenimento interiore: il cambiamento di atteggiamento mentale.
Il saluto scandisce l'inizio e la fine di ogni attività nel Dojo, e deve essere eseguito correttamente. La fretta dei movimenti, il rilassamento nella posizione sono segni di un karate superficiale privo di significato.

INCONTRO TECNICO WADO-RYU

15 DIC

Si è svolto sabato 14 dicembre 2013 a Mestre un'incontro tecnico sui kata bassai, jion, chinto e wanshu, organizzato dal maestro Roberto De Luca in collaborazione con i maestri Talon Tiziano e Fabrizio Comparelli.
La lezione è stata utile e produttiva e ha fornito un' ottimo risultato.
foto

SENSEI JIRO HIRONORI II°

03 LUG

M°. Otsuka Jiro Hironori II°

Sensei Otsuka Hironori II° nasce il 24 febbraio 1934 a Tokyo in Giappone .
Secondo figlio del Gran Maestro Hironori I° è nato lo stesso anno in cui il M°. Otsuka I°

Fondò la sua organizzazione la “Dai Nihon Karate-do Shinko Club”, che era l'organizzazione madre del Wado-Ryu Karate-do
Si è laureato alla Meiji University di Tokyo, ottenendo la laurea in Economia e Commercio

Otsuka e la moglio Aiko hanno tre figli
-Kazutaka nato nel 1965
-Riki nata nel 1967
-Michi nato nel 1968

In preparazione alla successione al padre il Maestro Jiro Otsuka inizia la sua formazione al Wado-Ryu all'età di 15 anni. Ha anche allenato Iaido, Kendo,Judo, Aikido,e Wado Shindo Yoshin Ryu Jujutsu Kempo


Sensei Otsuka II



Nel 1983, dopo la morte del padre creatore del Wado-Ryu, succede come maestro capo e Presidente della Wado Ryu Ren Mei con l'impegno di cercare di raggiungere la grandezza del padre.
Muore per attacco cardiaco il 26 giugno 2015

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